2007年9月11日火曜日

Buona visione


Come far impazzire un uomo

2007年9月10日月曜日

Blu


Apparteneva ad un popolo che gli altri avevano dimenticato e parlava una lingua che sui manuali non vi insegnano.Viveva in un luogo di confine, in una terra inventata da lei e da lei alimentata con i propri sogni e i desideri inappagati degli altri.Era, se si vuole, un vampiro: ogni lacrima di amante abbandonato, ogni urlo di fiore deturpato, ogni sospiro di bambino sdentato le apparteneva. Lo trasformava in colonne che sostenevano il suo regno di cristalli sbeccati e foglie arrugginite.Il suo palazzo si estendeva in posti che sulle mappe cittadine non vengono riportati: i normali giringiro proposti dalle agenzie turistiche quei posti li evitano e sono in pochi ad ammetterne l’esistenza.Non di notte almeno.Non da soli almeno.Alle volte, in qualche locanda o osteria o pub, come li chiamano oggi, magari qualcuno un po’ alticcio potrebbe anche ammettere, per spacconeria o per far colpo o anche solo per uno sfogo, di averli visti quei posti.Se indagaste scoprireste che tali informazioni sono quasi sempre di terza mano: racconti di qualcuno detti ad un amico della persona con cui state parlando.Nessuno ha notizie di prima mano.Il motivo è semplice: è lei che alimenta il mito di se stessa e del suo regno, perché le leggende, le credenze e le storie che costringono i bambini a mangiare sono colonne nel suo palazzo di vergogne.Le piace la musica, certo, ma solo quella che viene dagli strumenti di musicisti falliti.Le piace l’unicorno, certo, ma il ricordo della sua bianca bellezza lo tiene in una palla di fango a forma di grido che custodisce nella tasca di una giubba che non mette più.Le piacciono i colori, certo: quelli spenti che gli occhi non vogliono vedere, quelli che si spezzano contro le facce di un cristallo grezzo, quelli che urlano strepitando fra le fiamme quando il legno esala la sua anima.E vive in una terra di confine.L’avete vista, ne sono certo. Tutti l’hanno vista, almeno una volta nella vita. Poi l’avete dimenticata come le cose che appaiono agli angoli degli occhi per essere scacciate via come mosche fastidiose, sperando che questo le faccia sparire.L’abbiamo vista.Di notte.Quando stanchi rientravamo su treni anonimi, da posti lontani, guardando con occhi incerti le luci tremolanti di quella che non ci sembrava la nostra città.L’abbiamo vista tutti, un edificio che tutti sanno esistere ma di cui nessuno sa niente e di cui si finisce col non parlare.Ci avete fatto caso? Quando il treno morde gli ultimi chilometri di binari prima di casa, si stendono, accanto al finestrino, edifici grigi e consunti dai vetri rotti e taglienti. Non ci sono mai luci all’interno, ma sembra che qualcuno vi si aggiri furtivo (ma come fa, ci chiediamo, ad aggirarsi furtivo se non ci sono luci. Allora, ci diciamo, non c’è nessuno, ed è solo uno scherzo della mia stanchezza, della cena troppo pesante o troppo leggera).Scuri contro lo scuro della notte, esistono il tempo di un barlume della coscienza e poi scompaiono e nessuno ne parla più.Nessuno ne parla e si arriva a casa dalle facce rincuoranti dei parenti o degli amici o della propria solitudine.Lei vive lì. Fra detriti di cose passate, fra sogni dimenticati, in mezzo alle cose che abbiamo messo in un armadio tempo fa e che adesso non troviamo più.Ha migliaia di vestiti che la gente non vuole, ha migliaia di regali sbagliati, ha migliaia di biglietti d’auguri spiegazzati che tiene in ordine alfabetico.Vive lì ed alle volte esce, alla ricerca di cose lasciate ammuffire nei cassonetti. E se l’avete vista mentite. Non l’avete vista. L’avete percepita fra le ciglia di uno sbadiglio.Lei era lì. Ogni volta che vi siete svegliati di notte da un sogno che non siete riusciti a risognare, lei era lì, col ghigno soddisfatto del ladro cui il colpo sia riuscito.Perché in fin dei conti è un vampiro.E una volta, anche solo una volta, è venuta anche da voi.Ma questa non è la sua storia, è quella di una ragazza e di una maglietta che ha comprato.L’ha comprata ad una svendita, quando i sogni diventano possibilità e quando anche lei può permettersi cose che di solito guarda soltanto.La maglietta è stata disegnata sui sogni del mare di un ragazzo che da grande ha messo una regola ai suoi sogni e ne ha fatto sfilate..Sulla maglietta ci sono le onde d’argento che guardava da bambino dalla sua finestra e anche se non lo sa è sulla maglietta che le ha messe.Quelle onde le vedeva anche lei anche se adesso non ne ha memoria e ha comprato la maglietta non sa perché.Perchè il blu non è proprio il suo colore: tende ad annullare i suoi occhi che nessuno di solito nota, tende a farli svanire in un mare indefinito.Perché il blu non è proprio il suo colore e una volta aveva un ragazzo che sì l’amava, ma che quando gli aveva chiesto di che colore avesse gli occhi, le aveva risposto che no, proprio non lo ricordava, anche se di lei ricordava ogni piega del sorriso, ogni angolo della bocca baciato (e ce ne sono molti più che due e chi ha veramente baciato una persona lo sa) ma non ricordava il colore dei suoi occhi.Lo lasciò, anche se alle volte gli manca.Eppure compra la maglietta che le ricorda il mare, anche se non lo ricorda, anche se il blu le appassisce gli occhi. La tiene ben piegata nel cellophane e non la indossa, anche se ogni giorno la guarda sognando il giorno in cui la metterà e qualcuno noterà i suoi occhi nonostante il blu.E si innamorerà di quel qualcuno, chiunque egli sia.La donna attende. Aspetta che la ragazza cui il blu sta male si dimentichi della maglietta per poter finalmente fare suo quel sogno di mare dimenticato.Sono già due mesi che aspetta e intanto il regno va in rovina: vecchie cose che rosicchiano in cantina sono uscite allo scoperto e una polvere fatta di delusioni si è levata, mista a nebbia appiccicosa. Un bambino ha visto il palazzo e vi torna ogni giorno a tirare sassi e a rompere vetri, il lattaio dal cuore infranto non consegna più le sue dieci bottiglie di latte andato a male.Il regno è in rovina, ma la sua regina continua a puntare la sua preda, accovacciata in un armadio che sa di naftalina, ben sapendo che basterà quella da sola a ridare luce al suo regno per un anno e un giorno.La ragazza che non ama il blu ogni mattina si sveglia, apre l’armadio e non capisce perché mai la maglietta sembri cambiare posto ogni sera. La ripone al centro della mensola più in alto e pensa che domani la metterà, perché è domani il giorno in cui incontrerà l’uomo che la guarderà negli occhi.Intanto si veste svogliatamente per i colleghi. Si veste di rosso scollato e di nero attillato, si veste di beige sofisticato e di grigio professionale.Lascia che guardino fino agli zigomi, lascia che sguardi svogliati le sfiorino le gambe e i seni, lascia che mani affaticate le stringano i fianchi mentre amanti che non vede la possiedono da dietro. Così può sognare di un uomo che le guardi gli occhi e mentre lo fa guarda l’armadio e la maglietta che un’altra volta si è spostata e un’altra volta torna al suo posto.Lui se ne va lasciandola stesa sul letto chiedendosi se a lei sia piaciuto. A lei poco importa: domani metterà la maglietta e troverà chi la ama.Il regno versa in rovina: le cose striscianti hanno fatto a pezzi la carta da parati, mentre il bambino ha smesso di tirare sassi. Adesso ha una palla che intinge in un grande secchio di vernice arancione e dipinge così la facciata del palazzo che la gente vede agli angoli della coscienza.E l’arancione è un colore pericoloso, pieno com’è di calore e di sapori di albe e tramonti.Il bimbo ha buona mira ed ogni giorno riduce il grigio, mentre il palazzo affiora a coscienze sonnacchiose di rientro.La terra di confine si fa evidente e diventa terra di conquista.La donna lo sa, ma vuole la maglietta e per averla gioca le sue carte.Così entra in punta di piedi nelle notti della ragazza e le si stende accanto.Accanto al suo corpo nudo si stende e la ragazza la vede bella, con il corpo fatto di sensi e brividi adolescenziali.Le si stende a fianco e ha fiori fra i capelli e fra i boccoli biondi foglie di vite che si intrecciano e a lei ricorda una vecchia compagna di liceo mai più chiamata.La vecchia l’aveva trovata fra le righe di una poesia e adesso le dona l’amore che non aveva avuto il coraggio di prendere allora.Ne sente le dita nodose insinuarsi fra le labbra umide, la sente abile girare, cercandola, sente le sue unghie pizzicare i capezzoli e la sua lingua che scrive parole d’amore sulla pelle. È bello, pensa la ragazza, mentre le dita forti si allargano e divaricano il piacere. È bello le dice la vecchia in forma d’amore non corrisposto e tu sei bella così, la pelle che freme sotto l’aria.Continua e insiste e mescola saliva a saliva a umori a sesso a pelle a sudore e le ripete che è bella e che non ha bisogno di uomini o magliette blu.Il mattino seguente la ragazza si sveglia con senso di appagamento e si veste di viola luttuoso eppure recupera la maglia dal fondo dell’armadio e la ripone sul ripiano più in alto.Il bambino lancia la sua palla arancione contro le pareti grigie e le guarda diventare altro. Ha esplorato le proprie vite passate ed è giunto sino a cinquecento anni orsono, fermandosi soddisfatto ad una che gli dia soddisfazioni e spiegazioni.Sa che ci sarebbe ancora da esplorare, da sapere, ma la verità è un peso che ancora non può sopportare così si ferma al millecinquecento, alle sue giornate al tribunale, a Bernardo Gui che lo educa ad ignorare la carne e a cercare la verità.Accendeva la notte di roghi e purificava le anime con la croce e la redenzione e la legge dell’unico dio e degli uomini.Il bambino che era un uomo sa che deve abbattere quel regno che cinquecento anni fa non ebbe la forza di affrontare.E non è solo per la legge, sia essa degli uomini o dell’unico dio o la redenzione o la croce.Sa che c’è una storia ma per adesso non se ne cura: lancia la sua palla e i muri cambiano aspetto mentre alcuni sogni intimiditi abbandonano le loro galere per tornare liberi in un mondo che non riconoscono.La ragazza in ufficio ha sorriso di bianco sereno e lascia che lui pensi sia merito suo. Lei sorride e non le importa: da qualche parte esiste un uomo che la guarderà negli occhi e li ricorderà.La donna l’attende: sposta la maglia sul fondo dell’armadio e guarda sconsolata passare il sogno di un impiccato rubato un istante prima della morte. Era un sogno d’amore e figli, era un sogno di braccia tenere strette intorno al collo. Era un bel sogno e lei lo prese prima che l’uomo morisse. Adesso il bimbo cerca il padre perduto.A lei non importa: ha con sé il centro del suo regno e fintanto che lo possiede potrà creare un nuovo palazzo.Attende, paziente, la sua preda di viola luttuoso. L’attende e l’accoglie con ricordi di profumi che parlano al cuore prima che al cervello.Aspetta, predatore, che si addormenti e poi le strofina il muso contro la bocca, con baffi di gatto morbido, grattando gentile con lingua di rosa ruvido.Lo ha trovato fra alcune foto in una scatola di metallo polverosa e lo ha trovato bello: ha occhi gialli e grandi e pelo corto e nero. Ha avuto un nome e adesso lo evoca perché si acciambelli come un tempo sui piedi della ragazza.È bello, pensa lei che quasi lo aveva dimenticato. È bello il tuo calore.È bello, le dice lui che non l’ha mai dimenticata. È bello il tuo calore. Non avrai bisogno di blu con me. Ti amerò per amarti e per essere tuo. Nei miei occhi ti perderai, nei tuoi occhi mi perderò.È bello pensa lei e con sorriso di gatto sonnacchioso dorme sotto le carezze vigili della vecchia che ora è gatto.Antonio si sveglia in una cella che sa di muffa e disperazione. Si sveglia ma non ne è sicuro perché ovunque guardi è buio e vuoto e freddo. Solo il dolore gli dice che è vivo: dolore di braccia contorte, di pelle bruciata, di muscoli lacerati.Una luce pregante entra e i suoi occhi si contraggono. Il tribunale ti condanna per la tua condotta oscena, Antonio, hai compiuto atti carnali contro natura e contro Dio. Confessa ora i tuoi peccati e a ben altro giudice rimetterai la tua condanna.Sono innocente trema Antonio che ha solcato i mari, sono innocente e voi sbagliate, condannate la persona sbagliata.Ma il giudice che condanna e assolve ascolta Il bambino ha buona mira e braccia forti e grande determinazione.Ricorda. Ricorda Bernardo. Ricorda Erik van Gaulle che parlava di sé come un taglia pietre e che invece era un’artista. Ricorda di uno smeraldo che acquista una vita. Ricorda di una carta che sfugge. Ricorda un uomo che veniva da lontano.Lo smeraldo era grande come un pugno e arrivava da luoghi che un secolo prima non esistevano. Antonio vi aveva viaggiato e aveva barattato la pietra con specchi e armi. Adesso barattava la pietra con la propria vita, dinanzi ad un giudice avido e stanco.Il bambino che era un uomo l’aveva custodita con cura fino a quando Erik non era giunto dinanzi a lui.Aveva lo sguardo perso e dicevano intagliasse la proprie pietre seguendo il sussurro del diavolo.Secondo il bambino che ora è uomo non era posseduto, ma solo folle. Un folle dalle mani incredibili. Un artista che si definiva un taglia pietre, un visionario che segue un sogno che solo lui può vedere.E baratta la sua vita con un taglio. La baratta con un sogno. La baratta con luce verde e perfetta.Bernardo non volle lo scontro e barattò il favore con dimenticanza. Il bambino che ora è uomo ha la sua pietra nella quale specchia il suo viso. Un ubriaco forse innocente penzola al posto di un folle che si definiva un tagliapietre, un altro perde la vita a favore di un mercante italiano che aveva solcato i mari e che ritorna a farlo per allontanarsi da una terra che non capisce il suo modo di amare.Il bambino che era un giudice si riflette nel verde e scopre che non ha più un’anima, ma una pietra dura e liscia e sa che ora non può più morire.Adesso la rivuole per barattarla con un posto in paradiso.Lancia palle di arancione vivo contro la facciata del palazzo che sempre più persone riescono a vedere e sorride il sorriso soddisfatto di chi sta facendo un buon lavoro.Signora di un regno in rovina attende: sente il pericolo vicino e sa che un giudice reclama qualcosa che era suo. Non lo cederà: è il centro del suo regno e lo porta sempre con sé, ben incastonato fra costole vitree. Ma il giudice ha molte armi e il suo palazzo trema, scosso dal fremito di prigionieri liberati.Vede i suoi trofei sfilare: due amanti trafitti da leggi ingiuste si incontrano senza sapere da quanto tempo erano vicini. Lei una pianta da ufficio, lui la luce al neon che la sfiora: consapevoli, possono vivere l’uno accanto all’altra, dopo essersi cercati per secoli.Li guarda andare via con una smorfia: deve tornare al suo regno, lo deve rifare suo, o non resterà più nulla.La ragazza che non ama il blu si desta da un sogno di gatto e pigra veste un melange direttoriale: nel cercare una sciarpa di seta ritrova una maglietta blu ancora nuova con sopra disegni d’argento che quasi aveva dimenticata. Distratta la ripone al centro del ripiano più in alto, sicura che prima o poi la indosserà per l’amore della sua vita.Erik taglia la pietra sapendo che non ne vedrà altre: la intesse come un filo di seta, la pervade di sé, vi getta ogni sua visione d’inferno e paradiso, la rinfresca col proprio sangue.La odia.Sotto lo sguardo vigile del giudice la plasma ad immagine del suo mondo che nessuno può vedere e sa che quando avrà finito non vedrà altre pietre.Perché Erik è le sue visioni e per la prima ed ultima volta si trasfigurerà in un oggetto.Poi non esisterà più.Ma non sono soli nella sala ed altri osservano qualcosa che da tempo hanno desiderato: l’anima di un uomo pio, i sogni di un tagliapietre. Li vuole, accovacciata nell’ombra ed è disposta a sfidare tutti i poteri pur di averla.Con ghigno verde di riflessi intesse trame d’ombra intorno al cuore del giudice che è pur sempre un uomo e si prepara.Perché lei che ha tutti i sogni di tutti conosce i desideri e tutti li esaudirà per avere ciò che vuole.Il giudice che è pur sempre un uomo e che diventerà un bambino osserva la sua anima divenire pietra e gioisce dentro di sé, senza sentire il fetore del cacciatore alle sue spalle.Torna dall’ufficio e getta sul letto la sua stanchezza di giornata senza colori. Da qualche parte un bambino piange la sua fame di lattante ma lei non se ne cura.Eppure il pianto è insistente e vicino e si alza verso una porta che non ha mai aperto: il bambino è lì, ricordo di un errore da cancellare, sogno infranto di una maternità non desiderata.Lo ha trovato fra pannolini mai usati e vesti ancora nuove ben nascoste in fondo alla coscienza.Ora è lì ed è bellissimo: ha il viso tondo e guance arrossate e bocca avida. Come se lo avesse fatto da sempre slaccia la camicia e sfila il reggiseno e si porge, unico nutrimento e protezione al bambino che non ha mai avuto e che ha bisogno di lei.È bello, pensa lei che quasi lo aveva dimenticato. È bello il tuo calore che dipende dal mio..È bello, le dice lui che non l’ha mai conosciuta. È bello il tuo calore da cui dipendo Ti amerò di amore puro e sincero: dipenderò da te per sempre: sono carne della tua carne, amore del tuo amore.E lo nutre: col latte del suo seno, con l’amore che non ha mai dato a nessun altro, con la vita che ha sempre conservato per sé lo nutre e da lei lui apprende e cresce e sente la bocca di gengive chiudersi forte e piccole mani stringersi sulla pelle.Il cacciatore ghigna nelle pieghe di una maglietta di mare e argento e sente che il suo potere si accresce.Il bambino smette di lanciare la sua pallaErik osserva l’intaglio e soddisfatto lo porge a colui che deciderà della sua vita.Un angelo dal cielo scende e chiede al giudice una prova della sua dedizione perché dio è meraviglioso e vuole che il suo umile servo assurga alla sua luce.Il giudice accecato porge la pietra all’angelo convinto di meritare un posto in paradiso, mentre ne acquista uno per l’inferno.Il cacciatore ghigna soddisfatto e rimira il vorticare di mille visioni intrappolate: lo porrà al centro del suo potere, vi costruirà sopra un palazzo e la prima pietra sarà il dolore di un giudice convinto di poter guardare dio.Da allora la cerca: cerca la propria anima intrappolata.Adesso è fermo con la vernice che gli cola lungo il polso: un altro colpo, un altro colpo ancora e il grigio non esisterà più, si dice. Ma ha il braccio intorpidito e stanco e le palpebre scambiano per oscurità la luce del giorno.La donna che odia il blu si sveglia indolente da un sogno da latte e decide che non andrà in ufficio oggi. Senza prestare ascolto alle lacrime di un’illusione disciolta rivolta l’armadio e trova la maglietta di mare e luna, la sfila dal cellophane e la osserva alla luce di un sole già alto.La indossa e si guarda allo specchio piacendosi.Esce, la donna che odia il blu, nel vento fresco di una città che quasi non riconosce e si perde nelle sue strade di nero scuro. C’è il sole fuori e lei se ne nutre, lasciando che le scivoli lungo il viso: respirando a fondo aria di primavera cammina, lasciandosi trascinare da una folla di persone senza nome.La vecchia in casa aspetta.Il bambino di fronte al palazzo una volta grigio aspettaCreature striscianti e indecise aspettanoE la ragazza che odia il blu riconosce le strade della sua adolescenza e le lascia passare sotto le scarpe tacchettanti. Getta una moneta ad un madonnaro e ammira la sua opera di speranza e carità.Grazie mia signora, le dice, porti il mare su di te e il riflesso della luna e nei tuoi occhi il colore del legno d’abete al primo mattino.Io lo so, continua, perché ti ho dipinta mille volte e quello che indossi era mio, ma ora è tuo.Lei allora lo osserva ancora e nei suoi occhi si perde e sente il profumo del mare che viene dai suoi capelli.E lascia che lui la guardi e si perda nei suoi occhi.La vecchia torna al suo palazzo di rovine e lo guarda crollare sotto il peso di un colore che non gli appartieneUn bambino giudice la osserva e senza dire una parola le conficca una mano nel petto, traendone una pietra verde vorticante di emozioni.Questa è mia, le dice.E così dicendo scompare nella nebbia di seta della prima sera.Le ultime speranze abbandonano il regno e la vecchia senza un centro si accascia al suolo.Ma chi guardasse adesso, vedrebbe solo un mucchio di poveri stracci insudiciati di vernice arancione.

2007年9月8日土曜日

Bimbobello



che poi chissà che vi aspettavate....

2007年9月5日水曜日

Disco (5)


Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 La ragazza tappezzeria si veste di tinte che nessuno noterà e si volge sicura verso la discoteca. Parcheggia sempre più lontano di quanto vorrebbe e sempre in un luogo più scuro di quanto le piacerebbe.Cammina spedita passi furtivi e ansiosi sino alla fonte luminosa che è faro e luce per mille falene impazzite: ronzano ben vestite, capelli tagliati, occhi truccati, intorno al neon che sa già di musica e notte fonda.Oltrepassa la soglia e il fumo sintetico di ghiaccio secco le riempie gli occhi, le narici, la gola: ambiente basso fatto di sudore e rimbombo.Si accovaccia col viso premuto forte sulle ginocchia e ascolta: ascolta il rumore del cuore della notte, ascolta il rumore di mille persone che cicalano, ascolta il rumore dei suoi sogni infranti.Ascolta ed alza gli occhi, cercando nella nebbia colui che la porterà via, che le mostrerà il mare e dividerà con lei ricordi che lei ha gettato via.Guarda e non vede. Non vede il predatore che si aggira scuro fra la folla, che la traccia, che desidera il suo odore di sangue. L'uomo corvo ha sorvolato la città, nutrendosi d'asfalto e giganti di cemento. Ha scambiato alcune storie con delle biglie rubate ad un angolo di strada, ha reciso una mano che dava la mancia a un negro e adesso si appollaia su un cubo di vibrazioni.Distratto. E' distratto da seni che sfiorano, da mani che carezzano, da una nebbia che non sa di nebbia. Distratto non nota che qualcuno è entrato mentre la sua preda, accovacciata, piange lacrime e non sa perchè.Fra breve lo saprai, pensa l'uomo corvo ma è distratto.Il ragazzo con le tasche da bambino ha rovistato fra vecchie cose che aveva dimenticato e ha trovato un foglio spiegazzato e colorato che annunciava il cambio di gestione di un locale a lui sconosciuto.Ha trovato un passaggio che ha barattato con un rossetto di quel colore che lei non trova più, si è messo in fila insieme a mille altre persone che spingono ed è entrato regalando al buttafuori una figurina di un calciatore che gli ricorda la sua infanzia.Adesso beve una birra che la barista gli ha dato in cambio di un bottono uguale a quello che chiudeva quella giacca che altrimenti era da buttare.Osserva il ragazzo con le tasche di bambino e cerca: da sempre cerca e mai come adesso sa che è vicino. Vede il predatore che ansima nel piacere di un rifiuto e sa che sarà breve il suo tempo.Guarda intorno e alla fine varca la nebbia e la sfiora"ti ho trovata alla fine" le fa "sei bellissima, ma adesso sarà meglio andar via"e lei, che non crede che qualcuno le stia parlando, quasi non gli risponde"come" dice in un sussurro"le tue lacrime" le dice "le tue lacrime che contengono sale e sogni e dolore e sono tonde e brillanti come perle e ti sfiorano il viso come rugiada. Le ho viste al di là della parete, al di là delle cose che esistono e adesso non ti lascerò andar via"Lei piange ancora ma non vuole restare lì: lo stringe al petto e gli dice"andiamo."L'uomo corvo si volta, ma non sente la sua preda. Non più profumo di sangue rappreso, non più profumo di sogni raggrumati.Si volta e urla, ma il suo grido è rauco fra la musica che lo stordisce.Loro non si voltano e senza saperlo, sono già lontani.Fine.

Il tono potrebbe sembraro tristo ma è solo la stanchezza...



Sonno profondo ed irrimediabile. Occhi che stanchi si chiudono su una stanza che non mi contiene.Ieri bello: tanto che non lo facevo. Partire, arrivare, vedere, fare, tarda notte tornare, dormire poco ma negli occhi emozioni, idee, sorrisi, amici che tanto che non vedevo.Un paese in festa, fatto di vino e gente che canta, balla, si abbraccia: miracolo divino davvero!Cantine aperte, carne alla brace, musica ad ogni angolo e persone che vivono un'estate di caldo e sensualità, di ballo e alcol che mescola inibizioni e sogni e tutto diventa festa!Mai vista tanta gente ubriaca tutta insieme!Bello!E poi rivedere il sire dell'entropia, giocare sul maxischermo a uinninileven con lucifero ed assestargli una batosta (che pure la squadra mia che era la spagna era rimasta in nove, colpa un arbitraggio a senso unico mentre la sua che era il brasile mi assediava...culo indegno! ma è bello sfottere lucifero quando perde! CAZZO! Ho sconfitto il diavolo! Ma un buon diavolo! sto delirando...) Poi ci ha pensato entroposo a rimettermi a postotanto che non lo vedevo: sedate ondate di ricordi è rimasto solo un presente di divertimento e amici e bicchieri legati al collo e gente che ti saluta anche se non ti ha mai visto prima.Ritorno, autostrada, quattro del mattino e sigarette, nebbia ogni tanto e pensieri che martellano contro l'alcol.Caffè all'autogrill; qualcuno nel parcheggio fa l'amore in macchina.Caffè e l'autostrada è lunga e uscire non mi va.Ma il mio amore è a casa che aspetta e voglio sentire il profumo della sua pelle.Stanza semibuia, caldo di una roma scoppiata: neanche gli uccellini ce la fanno più a cantare al mattino.Lei stesa sul letto è bellissima: rosso di raso che sfiora la sua pelle di luna.Dorme sommessa: cerco di fare poco rumore, ma di notte una piuma cade con rumore di krakatoa.Steso aspetto il sonno, poco lo so già, ma ne è valsa la pena, gli occhi ancora pieni di colori e musica, la bocca che ancora sa di vino, il naso pieno del profumo della sua pelle vicina a me.è bello esserci!

2007年8月31日金曜日

"Dessende?"


L'ho detto io?Assurdo, ma l'ho detto io.Ma il modo di dire non è mio: è suo.Come fa un persona a restarti dentro così a lungo, a incidere solchicosì profondi nell'anima che neanche tre anni possono cancellare.L'ho detto io.Senza neanche accorgermene.Neanche un altro amore, nuovo, fresco, bello come mai avevo sognato.Neanche quello.Non si possono gettare via gli anni come un guanto vecchio.Non si possono gettare via le persone.E' sempre lì, in un angolo della coscienza, in un ricordo che fugge alla maglia della censura.Immagini rapide, fugaci, dolori mai sedati, rimpianti mai conclusi.Come si fa a dire ad una persona ti amo e intanto ucciderla giorno per giorno, ferendola, umiliandola.L'ho fatto allora, lo faccio adesso.Contraddizioni di mezza estate: forse non siamo fatti per stare con altre persone, forse l'incontro porta solo sofferenzae rimorsoe rimpianto per un tempo andato che non torneràe mille ferite inferte che volevano essere amore.Eppure ho ferito, ucciso, distruttoE lo chiamavo amoreNon si gettano via i ricordi, ritornano sempre, quando meno li aspetti, quando meno li vuoi.Dessende?Basta così poco a volte...

2007年8月28日火曜日

prova ad immaginar...

prova ad immaginare di svegliarti di notte e vedere un riflesso nella tua stanza...

2007年8月18日土曜日

Disco (4)


Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Non avrebbe fatto rumore: soltanto un lieve stridore di ossa e un sottile dolore.Pochi secondi sarebbero bastati alle sue unghie forti e robuste, poi avrebbe avuto quello che cercava: un cuore infranto dall'inverno di un amore arrivato troppo presto e andato via troppo tardi.Lo avrebbe stretto fra le mani tenero, ancora palpitante e ne avrebbe gustato le angosce, le attese, i minuti violenti di lacrime compulse, gli anni di noia grigia e polverosa.Sarebbe stato suo: lo avrebbe appoggiato fra le costole e avrebbe vissuto di nuovo un mondo che lo rifiutava da sempre.Aveva aspettato abbastanza l'uomo corvo. Adesso conosceva il profumo della preda e le sue gambe rattrappite chiedevano la corsa agile della predazione.Lasciò la guglia alla propria solitudine di pietra grigia e scivolò come vento fetido fra i tetti della città... Capitolo 5

2007年8月14日火曜日

ODIO LA DUKAKIS!!!


Ieri sera al gay village: capitato quasi per caso, entrato e scoperta rassegna di cinema indipendente.Visto film "the event" con la Dukakis che fa la madre di ragazzo sieropositivo che decide che piuttosto che vivere come vive preferisce farla finita.Lei decide di assisterlo ed aiutarlo e per farlo bene fanno una maxi festa con biglietto d'invito con su scritto "the event" per l'appunto.C'era già riuscita con "fiori d'acciaio".Lo ha fatto ancora! L'acqua piovana si riversa e scivola bruciando sulla guancia e può quasi sembrare che...Qualcuno mi guarda: debbo avere i suoi occhi, nutrirmi del cristallino e riprendermi l'immgine grottesca di me che, seduto su una sedia di plastica all'aperto scopro di avere freddo e sembra quasi che...Sono io quello che vedo, figura rattrappita sulla plastica: quest'immagine finirà con me!Odio la Dukakis: l'orbita vuota si rovescia e qualcosa di salato scivola.E sembra proprio che...

2007年8月4日土曜日


"Vivo da al...


"Vivo da alieno nel mio mondo per necessitàschermo le idee sotto tempeste di uniformità"Non identificato - Subsonica - da "Subsonica"Curioso come in certi periodi di una vita, determinate cose sembrino parlarti.Circa tre anni fa, ogni volta che ascoltavo una canzone dei Subsonica ci trovavo dentro parti di me, della mia vita, di quello che mi stava succedendo.C'era qualcosa di oracolare, di incredibile. Forse ero io che ero alla ricerca di segni, ma potevo trovarli soltanto nella loro musica.Non ho mai smesso di ascoltarli.Ancora oggi ci trovo pezzi di me che, curiosamente, se ne sono andati in giro da qualche altra parte.

2007年8月1日水曜日

Disco (3)


Capitolo 1 Capitolo 2 L'uomo corvo aspetta.Appollaiato su una guglia scruta la città con occhi gialli pieni di attesa.Ha speroni sui talloni e al posto delle unghie dei piedi artigli aguzzi e forti, con cui si aggrappa a vite e pareti.Spia non visto e chi anche lo scorgesse lo scambierebbe per una statua grottesca, o per un gargoyle.Ma è di carne palpitante la sua fibra.Ha un occhio di vetro al posto del cuore, ma è sangue viscoso quello che lentamente circola per le sue vene.E adesso aspetta, predatore di sogni accucciato negli angoli morti che gli occhi intravedono appena.Annusa l'aria calda col lungo naso appuntito e sente il fremito di un evento ancora non accaduto. Un cuore infranto in cui tuffare le dita scarne, occhi lacrimosi da succhiare avido, questo il suo nutrimento, questo ciò che ama.E la caccia: la caccia incessante ad un preda che non osando voltarsi non capisce che il nemico l'ha sorpassata e le è già sopra.Un cuore infranto, sì, e occhi, occhi pieni di sogni infranti, piccole gocce di sale terse che gridano di dolore, immagini e ricordi di abbracci lontani.Spera che non usi il veleno, che rende amaro l'umor vitreo.Spera non usi la corda, che rende secco e fibroso ciò che è liquido e morbido.Spera usi l'acqua calda e il taglio: umori di rosso vivo che scivolano lenti, morte di sangue che si fonde con acqua di vita.L'uomo corvo aspetta e chi lo vedesse direbbe di aver visto una statua, o un gargoyle e con un brivido correrebbe a casa, spaventato senza sapere perchè.Aspetta, ombra fra le ombre, con la pazienza che solo i predatori hanno. Capitolo 4 Capitolo 5

2007年7月14日土曜日

pensieri di tarda serata



"Se l'ho colpita vostro onore mi dispiace...mi dispiace soltanto di non averle fatto più male"S. liberamente tratto da "inchiodata a un vaso di fiori"E' un verso di una bellissima canzone scritta e cantata da un mio amico.E' stato proprio S. a farmi cominciare a suonare il basso, dieci anni fa più o meno.Lo passavo a svegliare tutte le mattine, dicendo ai miei che andavo all'università e invece andavo a provare i pezzi a casa sua.Lui dormiva ancora e per mezz'ora era assonnato e stanco...ma i suoi occhi erano sempre accesi, curiosi, intensi. Raramente ho trovato qualcuno in grado di guardare me e il mondo come faceva lui: con quell'acume, quella lucidità.Da come ne parlo sembra sia morto.Non è così, per fortuna, ma il gruppo si sciolse, Sergio cambiò casa, il basso tornò alla sua padrona e da allora sento S. a scadenze semestrali.Non so perchè sia così: trovo sempre mille scuse per non chiamarlo, o vederlo. La verità è che di fronte a lui mi vergogno. S. è l'unica persona che conosco che abbia avuto il coraggio di scegliere una vita diversa, fatta di follia, incertezza, niente buste paga o lavoro nove-diciotto.Davanti a lui mi vergogno di quello che sono diventato, di quello che ha avuto la forza di diventare lui.S. è uno dei pochi geni che io conosca.L'altro è Lucifero, ma non vuole ammetterlo...forse se lo ammettesse sarebbe costretto a cambiare le cose.Cambiare: è sempre stato questo il problema, in fondo.In fondo."Inchiodato a un vaso di fiori...che marciscono."Certe volte osservo la catena di piccoli rimpianti che mi porto addosso e mi chiedo dove e quando le cose abbiano cominciato ad andare male.Poi mi rendo conto che la catena l'ho forgiata io stesso, un anello dopo l'altro e allora rido: rido il riso isterico del diavolo gabbato da se stesso.Tutto qui.Finito.Chiuso.

2007年7月11日水曜日

Disco (2)


Capitolo 1 Il ragazzo con le tasche di bambino si svegliò che il sole era già calato. Si vestì senza farci caso bevve caffè freddo del giorno prima.Frugò fra le cose nascoste nelle tasche e vi trovò una biglia colorata, un pacchetto di cerini quasi finito e un volantino.Pensò che fosse conforante: scese le scale polverose e fu in strada.La sua città l'accolse con la sua notte calda e umida: tre uomini che parlavano una lingua lontana si scambiavano un bottiglia da poco e chiacchiere stanche, un gatto marcava pigro il territorio in cerca di una femmina, la luna faticosamente sorgeva sui tetti sporchi.Lo trovò bello.Prese la biglia e la rimise in tasca, prese il volantino e lo lesse senza attenzione, prese l'ultimo cerino e lo accese.Ne ammirò la fiamma tenue, il processo irreversibile che tendeva alla fine e lo trovò un pò triste.La fiamma piegò verso una direzione e il ragazzo con le tasche di bambino ne trasse un oracolo: con passo deciso varcò la città urlante e si diresse verso una meta che ancora non conosceva. Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5

2007年7月9日月曜日

Dedicato a...


...tutti i consulenti informatici...avete le ore contate!Buona visione!:)http://www.newtechusa.com/ppi/main.asp

2007年7月8日日曜日

Corinzio


Ho occhi vuotiorbite cave e ciecheche quando piove si riempiono d'acquae può sembrare che pianga

2007年7月5日木曜日

Fotocopie



Oggi, per un lavoro di una noia mortale, sto facendo migliaia di fotocopie.Chissà perchè è tutto il giorno che mi torna in mente un racconto di cui mi aveva parlato Lucifero in cui il protagonista, che non sta proprio bene con se stesso, un bel giorno prende un foglio bianco, ci scrive su "SONO UN FALLITO!", lo mette nella fotocopiatrice e ne fa 100 copie.Sui primi novantanove fogli appare la scrittaSONO UN FALLITO!SONO UN FALLITO!SONO UN FALLITO!SONO UN FALLITO!SONO UN FALLITO!SONO UN FALLITO!...e così via fino all'ultimo su cui, invece, appare la scritta"Eh sì! Sei proprio un fallito!"Il protagonista annuisce.Se non avessi paura del risultato proverei anch'io....

2007年7月4日水曜日

Qualcosa


Qualcosa da cambiarequalcosa da tenerequalcosa da ammirarequalcosa da celarequalcosa che pensavo persae che invece era lìranicchiata in fondo ad un armadioche da troppo tenevo chiusoun ricordo consumatouna vecchia maglia lisauna foto scoloritauna biglia di cristallouna bolla di saponeuna goccia di dolore

2007年7月2日月曜日

Disco


La ragazza tappezzeria si truccò, indossò il vestito buono, le scarpe col tacco e si avviò silenziosa alla macchina.Girò un pò per trovare parcheggio, lo trovò, scese dall'auto, entrò in discoteca e fece il biglietto che dava anche una consumazione.Si perse nel rumore di bassi dardeggianti e, con il suo coktail in mano, si appoggiò alla parete e scomparse.Nessuno l'avrebbe notata, nessuno l'avrebbe cercata.Invisibile sulla parete, con il suo abito tappezzeria, li guardava muoversi, invidiandoli e sapendo che un giorno lui sarebbe entrato, l'avrebbe vista e le avrebbe sorriso.Sei bellissima, le avrebbe detto.E sarebbero fuggiti insieme.Rimase appoggiata alla parete sino alle tre e mezza, poi lasciò il bicchiere mezzo pieno su un tavolino sporco e andò via.Fece due giri dell'isolato per trovare la macchina (non ricordava mai dove l'aveva lasciata) e si fuse coi colori dei sedili.Pianse fino a quando sorse il sole e tornò a casa.Si tolse il vestito buono, si fece una doccia e andò a dormire, pronta per domaniSei bellissima, le avrebbe detto.E sarebbero fuggiti insieme. Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5

2007年7月1日日曜日

Ossessione



Come lacrime di vetro queste paroleche sfiorano guance di cartae le rigano con sangue d'inchiostro bruciatoe cose che dovrebbero stare dentroappassiscono sul pavimentocome rose del giorno prima.

2007年6月27日水曜日

Sogno



Forse aveva sognato. Uno di quei sogni che si fanno all’alba, fatti di ricordi e profezie.In quel sogno camminava in un labirinto. Un labirinto fatto di siepi, con strade che si incrociano all’improvviso. Eppure, per quanto si voltasse a guardare, la strada che si lasciava alle spalle appariva sempre dritta, come se non avesse mai girato.Si sentiva smarrito e alle volte, agli incroci, intuiva la presenza di qualcun altro nel labirinto, ma quando cercava di raggiungerlo, ne perdeva la vista e le tracce.Eppure sapeva di non essere solo: dinanzi a lui camminava un gatto dal passo morbido. Ad ogni svolta pensava di essergli vicino, eppure subito dopo si allontanava, accelerando fino a quando non era che un puntino dinanzi a lui.Ne vedeva il manto lucido e nero: a tratti ne intuiva gli occhi verdi come smeraldi immersi in pozze d’oro.E seguendolo il labirinto mutò: dalle siepi nacquero alberi, che divennero colonne, che si tramutarono in mura.Ai suoi piedi adesso c’erano tappeti rossi e camminava in quello che sembrava un albergo degli anni venti. Intorno a lui una musica gracchiante di grammofono rendeva l’aria melodiosa. Dinanzi a lui un gatto nero si voltava, di tanto in tanto, come ad assicurarsi di essere seguito.Ad un tratto il felino prese una porta. Gli fu dietro e in un istante l’ambiente intorno a lui cambiò.Adesso era in una stanza dalle pareti bianche, luminose al punto che gli era difficile tenere gli occhi aperti. Di fronte a lui stava seduta una donna (no. Del gatto non c’era traccia)La donna dava le spalle ad una finestra e la luce scintillava sul suo vestito bianco. Era vestita alla moda delle signore per bene degli anni venti, con un cappellino a veletta che celava il suo sguardo e le mani in fini guanti di pizzo.Cuciva la donna, alla tecnica antica del ricamo. Sulle sue gambe la tela cadeva fluida. Non riusciva quasi a distinguerla, eppure ne intuiva i capelli neri come la notte che le formavano dolci tirabaci sotto la gola. Gli occhi, che adesso lo guardavano, erano verdi come il mare al tramonto ed il suo sorriso era un’alba di rosso intenso e sfavillante.Le si avvicinò senza riuscire a parlare e lei rimase, senza timore di quello sconosciuto.Ad un tratto comprese di averla sempre conosciuta, sempre amata, sempre desiderata, come uno di quei sogni che sfuggono al risveglio-Lei gli porse quello che stava ricamando e, guardandolo, divenne una vela su cui erano incisi monogrammi di buona fortuna.Quando sollevò lo sguardo di nuovo, il vento salato del mare gli stava baciando il volto.La donna era in piedi dinanzi a lui, sotto di loro il legno chiaro di una barca che veleggia sulle onde.Sorridendo gli disse “adesso possiamo viaggiare” e così vide la vela ricamata da lei gonfiarsi di un vento benevolo.Andò al timone, continuando a guardarla. Lei era sempre in piedi e teneva fra le braccia il gatto che lo aveva guidato.“Non conosco la via mia signora” le disse infine.E lei, come se lo sapesse già da prima, si voltò e senza dire nulla scoprì la schiena. Sulla sua pelle era un disegno: una mappa dai colori sgargianti che indicava il cammino ad un’isola che non è riportata su nessun’altra mappa.“Ecco” gli disse “adesso segui la mappa”Con il vento fra i capelli si sentiva felice ed era contento di ammirare quella schiena meravigliosa. Ma si sentiva anche triste poiché sapeva che fino a quando non fossero arrivati non avrebbe potuto vedere di nuovo il suo sorriso.Allora ritornò al timone e riprese a veleggiare, cercando di raggiungere il prima possibile la loro meta.Con gli occhi pieni della figura sottile di lei che si staglia contro il tramonto, piegò il timone alla propria volontà

2007年6月24日日曜日

Dialoghi


"Dove sei andato?"Lei lo fissava da sopra la tazza gialla con occhi inquisitivi. Glielo chiedeva spesso, lui le rispondeva sempre nello stesso modo. Nell'aria odore di caffè caldo, per terra i panni di ieri che gicevano invocando una tavola da stiro. Il gatto, ancora addormentato, ciondolava fra un paio di jeans e delle mutandine bianche."Da nessuna parte. Sono sempre stato qui."Lei mandava già sorsate di cappuccino caldo senza scomporsi"Fisicamente sì. Dove eri con la testa..."AH. Quello. La domanda tornava ciclica ed era cominciata da quando avevano smesso di essere amici ed erano diventati amanti.Lo inquietava l'idea che le due cose si escludessero, eppure era stato così. Poco dopo essersi baciati avevano smesso di essere amici ed era cominciata la gelosia, la paranoia, la follia bruciante di chi vuole essere il centro del tuo mondo."Ero in giro, in mezzo ad una storia.""Eri con una donna?" la tazza adesso era poggiata, sul tavolo, le mani di lei un anello di nervosismo che circonda il giallo di ceramica.Gelosa persino della sua fantasia, gelosa persino di una storia."no. c'era un cane, ma il cane era un demone ma il demone era un albero, ma l'albero ero io ed il cane veniva a marcarmi di urina forte.""sei un maniaco. vuoi fare sesso con animali."avrebbe voluto fare una battuta, avrebbe voluto fuggire, avrebbe voluto urlare. Riprese a pensare al cane che camminava in un bosco scuro e la lasciò lì, a bere cappuccino senza senso.Una volta, pensò, erano amici.

ZEN


ZEN RULES FOR 20031. Do not walk behind me, for I may not lead. Do not walk ahead of me, for I may not follow. Do not walk beside me for the path is narrow. In fact, just f*** off and leave me alone.2. The journey of a thousand miles begins with a broken fan belt and a flat tyre. 3. The darkest hour is just before dawn. So if you're going to steal your neighbour's milk, that's the time to do it.4. Sex is like air. It's not important unless you aren't getting any. 5. Don't be irreplaceable. If you can't be replaced, you can't be promoted. 6. No one is listening until you fart. 7. Always remember you're unique. Just like everyone else. 8. Never test the depth of the water with both feet. 9. If you think nobody cares whether you're alive or dead, try missing a couple of mortgage payments. 10. Before you criticise someone, you should walk a mile in their shoes. That way, when you criticise them, you're a mile away and you have their shoes.11. If at first you don't succeed, skydiving is not for you. 12. Give a man a fish and he will eat for a day. Teach him how to fish, and he will sit in a boat and drink beer all day.13. If you lend someone £20 and never see that person again, it was probably worth it. 14. If you tell the truth, you don't have to remember anything. 15. Some days you are the bug; some days you are the windscreen. 16. Don't worry; it only seems kinky the first time. 17. Good judgement comes from bad experience, and a lot of that comes from bad judgement. 18. The quickest way to double your money is to fold it in half and put it back in your pocket. 19. A closed mouth gathers no foot. 20. Duct tape is like the Force. It has a light side and a dark side, and it holds the universe together. 21. There are two theories to arguing with women. Neither one works 22. Generally speaking, you aren't learning much when your lips are moving. 23. Experience is something you don't get until just after you need it. 24. Never miss a good chance to shut up. 25. We are born naked, wet, and hungry, and get slapped on our arse.... then, things get worse.

2007年6月19日火曜日

Odio perdermi



Eppure lo faccio sempre.Io la chiamo "sindrome di Rioga" e io, per diventare un maiale non ho neppure bisogno di bagnarmi.Mi succede ogni volta: potrebbe essere una legge di murphy. "Ad ogni svolta, qualsiasi sia la direzione sbagliata, io la imboccherò"Come corollario: "Dinanzi a più scelte sbagliate, prenderò sempre quella che mi porta più lontano da casa."Come teorema:" Dinanzi a più scelte sbagliate, prenderò sempre la più irreversibile."Come assioma:" In qualsiasi momento ti sarai perso, qualsiasi sia il tuo credito cinque minuti prima di perderti, il tuo cellulare sarà completamente privo di disponibilità."Assioma alla legge del corollario "Riuscirai a perderti nell'unica zona della città priva di campo"Come se poi telefonare avesse una qualche utilità...come lo spiego ad un eventuale soccorritore dove sono se mi sono perso?Perdermi mi getta in uno stato emotivo confuso: da un lato sale l'angoscia da "the blair witch project" (come li ho capiti i ragazzi del film....). Inoltre salgono alla mente ricordi di un altro grande film (di cui non ricordo il titolo) in cui un giovanissimo Martin Estevez, affiancato da un altrettanto giovane Cuba Gooding Jr. rimediano, insieme ad altri tre amici, uno di quei mostruosi camper americani superlusso e decidono di usarlo per andare a vedere un incontro di boxe.Vista la fila egapotica che li separa dal luogo dell'evento decidono di cercare una scorciatoia....e si perdono in una periferia urbana allucinata, diventano testimoni involontari di un omicidio e passano tutta la notte a fuggire da un cattivo stile anni ottanta (in effetti il film E' degli anni ottanta) dotato di un'impressionante caparbietà.Il film crea un'ansia immensa e chiunque leggesse questo messaggio e ne ricordasse il titolo...ME LO DICA!!!!L'altro sentimento è quello dell'impotenza: mi ritrovo a non sapere cosa fare, dove andare, a non capire dove sono e, di solito, mi faccio prendere da crisi isteriche che mi condannano, senza alcun dubbio, all'inferno dei bestemmiatori (di solito in questa fase la mia macchina subisce dei danneggiamenti dall'interno...)Ultimo ma non meno forte sentimento è il sentirmi un perfetto idiota: capisco che qui c'è la base psicologica di ogni mio fallimento, passato e futuro. Mi vengono in mente persone che non si perdono MAI! Loro sono belli, ricchi, non hanno un ripensamento, anche se fumano duecento sigarette al giorno hanno la capacità polmonare di un cavallo e denti bianchi e perfetti, hanno un arnese sessuale in grado di cambiare dimensione a loro piacimento, adattandosi così alle voglie della donna che hanno di fronte, hanno lavori meravigliosi che li rendono felici, le donne più belle si struggono d'amore per loro, le loro unghie non crescono mai e non si sporcano mai, il loro capo li idolatra, sanno cucinare e mai, dico MAI hanno problemi di alitosi!E, soprattutto, non sbagliano mai strada...io la sbaglio sempre...forse c'è davvero un retaggio psicologico più profondo.Ma visto che stanotte ho dormito tre ore non mi va di esaminarlo troppo a fondo.Resta il fatto che ogni volta che mi perdo c'è un preludio: la frase "adesso provo a fare una strada diversa"Dovrei già sapere che sarà l'inizio della fine.Eppure lo faccio ancora. E dire che ieri la serata era stata bella! La mitica avventura di D&D che durava da due anni era finita con mazzolatura del mostro di fine quadro, oltre che con elevazione dei personaggi a semidei: il mio personaggio, un simpatico nano barbaro analfabeta che comincia ogni sua frase con un rutto e la finisce con un colpo di ascia bipenne, è stato incoronato re dei nani! Ha cercato di rivendere la corona e dopo due giorni ha deciso di darsi alla latitanza nelle terre selvagge per fare una sua banda di tagliagole.Dopodichè il Nano, il Chierico e il Paladino hanno sfidato il Mago, il Mezz'Orco Monaco e il Master ad una tre contro tre a Uinnin Ileven Clubbbb Edisciooooonnnn infliggendogli una slecca non indiferrente: due partite concluse entrambe sul due a zero per il team del Nano.E HO PURE SEGNATO!!!! Una serata perfetta....ma su questa magica nottata, si stendeva lugubre l'ombra dell'immintente sciagura.Tutto inizia con la solita vocina che dice "visto che sei qui prova un'altra strada" e finisce con me che urlo mentre sono in mezzo ad una campagna desolata in direzione checcazzonesò!Senza dare i dettagli degli innumerevoli errori compiuti, dirò soltanto, parafrasando Carlo Verdone che "ho fatto su e giù ppè Roma come n'elettrocardiogramma!!"In pratica: un tragitto che di solito necessita di mezz'ora/quaranta minuti mi ha portato via 1) due ore di vita2) mezzo pacchetto di sigarette3) ogni possibilità di sperare di non finire all'inferno4) mezzo serbatoio di gasolio5) la sanità mentale6) quella minima dose di rispetto e considerazione di me stesso che mi era rimastarisultato: a letto alle tre con un rodimento infinitoE stamattina alle sei ero già sveglio: decisamente una giornata da ricordare!

Odio perdermi



Eppure lo faccio sempre.Io la chiamo "sindrome di Rioga" e io, per diventare un maiale non ho neppure bisogno di bagnarmi.Mi succede ogni volta: potrebbe essere una legge di murphy. "Ad ogni svolta, qualsiasi sia la direzione sbagliata, io la imboccherò"Come corollario: "Dinanzi a più scelte sbagliate, prenderò sempre quella che mi porta più lontano da casa."Come teorema:" Dinanzi a più scelte sbagliate, prenderò sempre la più irreversibile."Come assioma:" In qualsiasi momento ti sarai perso, qualsiasi sia il tuo credito cinque minuti prima di perderti, il tuo cellulare sarà completamente privo di disponibilità."Assioma alla legge del corollario "Riuscirai a perderti nell'unica zona della città priva di campo"Come se poi telefonare avesse una qualche utilità...come lo spiego ad un eventuale soccorritore dove sono se mi sono perso?Perdermi mi getta in uno stato emotivo confuso: da un lato sale l'angoscia da "the blair witch project" (come li ho capiti i ragazzi del film....). Inoltre salgono alla mente ricordi di un altro grande film (di cui non ricordo il titolo) in cui un giovanissimo Martin Estevez, affiancato da un altrettanto giovane Cuba Gooding Jr. rimediano, insieme ad altri tre amici, uno di quei mostruosi camper americani superlusso e decidono di usarlo per andare a vedere un incontro di boxe.Vista la fila egapotica che li separa dal luogo dell'evento decidono di cercare una scorciatoia....e si perdono in una periferia urbana allucinata, diventano testimoni involontari di un omicidio e passano tutta la notte a fuggire da un cattivo stile anni ottanta (in effetti il film E' degli anni ottanta) dotato di un'impressionante caparbietà.Il film crea un'ansia immensa e chiunque leggesse questo messaggio e ne ricordasse il titolo...ME LO DICA!!!!L'altro sentimento è quello dell'impotenza: mi ritrovo a non sapere cosa fare, dove andare, a non capire dove sono e, di solito, mi faccio prendere da crisi isteriche che mi condannano, senza alcun dubbio, all'inferno dei bestemmiatori (di solito in questa fase la mia macchina subisce dei danneggiamenti dall'interno...)Ultimo ma non meno forte sentimento è il sentirmi un perfetto idiota: capisco che qui c'è la base psicologica di ogni mio fallimento, passato e futuro. Mi vengono in mente persone che non si perdono MAI! Loro sono belli, ricchi, non hanno un ripensamento, anche se fumano duecento sigarette al giorno hanno la capacità polmonare di un cavallo e denti bianchi e perfetti, hanno un arnese sessuale in grado di cambiare dimensione a loro piacimento, adattandosi così alle voglie della donna che hanno di fronte, hanno lavori meravigliosi che li rendono felici, le donne più belle si struggono d'amore per loro, le loro unghie non crescono mai e non si sporcano mai, il loro capo li idolatra, sanno cucinare e mai, dico MAI hanno problemi di alitosi!E, soprattutto, non sbagliano mai strada...io la sbaglio sempre...forse c'è davvero un retaggio psicologico più profondo.Ma visto che stanotte ho dormito tre ore non mi va di esaminarlo troppo a fondo.Resta il fatto che ogni volta che mi perdo c'è un preludio: la frase "adesso provo a fare una strada diversa"Dovrei già sapere che sarà l'inizio della fine.Eppure lo faccio ancora. E dire che ieri la serata era stata bella! La mitica avventura di D&D che durava da due anni era finita con mazzolatura del mostro di fine quadro, oltre che con elevazione dei personaggi a semidei: il mio personaggio, un simpatico nano barbaro analfabeta che comincia ogni sua frase con un rutto e la finisce con un colpo di ascia bipenne, è stato incoronato re dei nani! Ha cercato di rivendere la corona e dopo due giorni ha deciso di darsi alla latitanza nelle terre selvagge per fare una sua banda di tagliagole.Dopodichè il Nano, il Chierico e il Paladino hanno sfidato il Mago, il Mezz'Orco Monaco e il Master ad una tre contro tre a Uinnin Ileven Clubbbb Edisciooooonnnn infliggendogli una slecca non indiferrente: due partite concluse entrambe sul due a zero per il team del Nano.E HO PURE SEGNATO!!!! Una serata perfetta....ma su questa magica nottata, si stendeva lugubre l'ombra dell'immintente sciagura.Tutto inizia con la solita vocina che dice "visto che sei qui prova un'altra strada" e finisce con me che urlo mentre sono in mezzo ad una campagna desolata in direzione checcazzonesò!Senza dare i dettagli degli innumerevoli errori compiuti, dirò soltanto, parafrasando Carlo Verdone che "ho fatto su e giù ppè Roma come n'elettrocardiogramma!!"In pratica: un tragitto che di solito necessita di mezz'ora/quaranta minuti mi ha portato via 1) due ore di vita2) mezzo pacchetto di sigarette3) ogni possibilità di sperare di non finire all'inferno4) mezzo serbatoio di gasolio5) la sanità mentale6) quella minima dose di rispetto e considerazione di me stesso che mi era rimastarisultato: a letto alle tre con un rodimento infinitoE stamattina alle sei ero già sveglio: decisamente una giornata da ricordare!

2007年6月15日金曜日

PIOGGIA!



A Roma erano 100 giorni che non pioveva...e finalmente è arrivata e io ci ho lo stendino fuori con tutti i panni.ma finalmente è arrivata e pulisce via lo sporco e la polvere e tutta la patina che rendeva le cose grigie.passa e porta via ricordi, regala foglie di verde fresco e nuovo.Cento giorni e sembra ieri.Cento giorni e non sembra possibile, ma tuona là fuori e stupiti ci chiediamo già per quanto ce ne avremo che siamo già stufi.Strane creature escono dai tombini alla ricerca di refrigerio.

2007年6月12日火曜日

La verità



La verità è un bene che non posso permettermi e un male da cui non so guarire.È qualcosa di cui farei volentieri a meno e che eliminerei dalla mia mente specie quando, in certe notti che non riesco a dormire, si affaccia timida alla luce della mia insonnia.E non è più che un rosicchiare dell’anima, un cri cri della coscienza, un tarlo sottile che rovina le mie sete più brillanti: si insinua nei miei armadi della domenica e mangia, silenzioso, gli abiti che con cura mi sono confezionato per sfuggire ai lunghi inverni noiosi.È una nebbia che sale limacciosa e si attacca viscida alla mia pelle con odore di muschio.È un errore che mi ostino a ripetere e non so correggere.È mancanza di fiato che dà l’affanno.Ma è la mia verità e chiunque la toccasse è con me che dovrebbe combattere: pur odiandola la difenderei, pur ripugnandola, a l’abbraccerei.Perché è la mia verità ed è il mio male, le mie lacrime calde che bagnano il cuscino, la mia insicurezza e per nulla al mondo la vorrei perdere, anche se mille volte l’ho gettata via, lontana da me.

2007年5月8日火曜日

Ciak...prima...


...la prima memoria, la prima possibilità di tentare, di scrivere e nulla per la testa.Paura del foglio bianco...Per adesso solo una prova, poi si vedrà.I ringraziamenti a Lucifero, che mi ha fatto conoscere il Journal e a Koan che non conosco ma che mi ha lo stesso fatto avere un invito.Mi sento all'opposto del genio della lampada "infinite possibilità, in un ristretto spazio vitale..."