2007年9月11日火曜日
2007年9月10日月曜日
Blu
Apparteneva ad un popolo che gli altri avevano dimenticato e parlava una lingua che sui manuali non vi insegnano.Viveva in un luogo di confine, in una terra inventata da lei e da lei alimentata con i propri sogni e i desideri inappagati degli altri.Era, se si vuole, un vampiro: ogni lacrima di amante abbandonato, ogni urlo di fiore deturpato, ogni sospiro di bambino sdentato le apparteneva. Lo trasformava in colonne che sostenevano il suo regno di cristalli sbeccati e foglie arrugginite.Il suo palazzo si estendeva in posti che sulle mappe cittadine non vengono riportati: i normali giringiro proposti dalle agenzie turistiche quei posti li evitano e sono in pochi ad ammetterne l’esistenza.Non di notte almeno.Non da soli almeno.Alle volte, in qualche locanda o osteria o pub, come li chiamano oggi, magari qualcuno un po’ alticcio potrebbe anche ammettere, per spacconeria o per far colpo o anche solo per uno sfogo, di averli visti quei posti.Se indagaste scoprireste che tali informazioni sono quasi sempre di terza mano: racconti di qualcuno detti ad un amico della persona con cui state parlando.Nessuno ha notizie di prima mano.Il motivo è semplice: è lei che alimenta il mito di se stessa e del suo regno, perché le leggende, le credenze e le storie che costringono i bambini a mangiare sono colonne nel suo palazzo di vergogne.Le piace la musica, certo, ma solo quella che viene dagli strumenti di musicisti falliti.Le piace l’unicorno, certo, ma il ricordo della sua bianca bellezza lo tiene in una palla di fango a forma di grido che custodisce nella tasca di una giubba che non mette più.Le piacciono i colori, certo: quelli spenti che gli occhi non vogliono vedere, quelli che si spezzano contro le facce di un cristallo grezzo, quelli che urlano strepitando fra le fiamme quando il legno esala la sua anima.E vive in una terra di confine.L’avete vista, ne sono certo. Tutti l’hanno vista, almeno una volta nella vita. Poi l’avete dimenticata come le cose che appaiono agli angoli degli occhi per essere scacciate via come mosche fastidiose, sperando che questo le faccia sparire.L’abbiamo vista.Di notte.Quando stanchi rientravamo su treni anonimi, da posti lontani, guardando con occhi incerti le luci tremolanti di quella che non ci sembrava la nostra città.L’abbiamo vista tutti, un edificio che tutti sanno esistere ma di cui nessuno sa niente e di cui si finisce col non parlare.Ci avete fatto caso? Quando il treno morde gli ultimi chilometri di binari prima di casa, si stendono, accanto al finestrino, edifici grigi e consunti dai vetri rotti e taglienti. Non ci sono mai luci all’interno, ma sembra che qualcuno vi si aggiri furtivo (ma come fa, ci chiediamo, ad aggirarsi furtivo se non ci sono luci. Allora, ci diciamo, non c’è nessuno, ed è solo uno scherzo della mia stanchezza, della cena troppo pesante o troppo leggera).Scuri contro lo scuro della notte, esistono il tempo di un barlume della coscienza e poi scompaiono e nessuno ne parla più.Nessuno ne parla e si arriva a casa dalle facce rincuoranti dei parenti o degli amici o della propria solitudine.Lei vive lì. Fra detriti di cose passate, fra sogni dimenticati, in mezzo alle cose che abbiamo messo in un armadio tempo fa e che adesso non troviamo più.Ha migliaia di vestiti che la gente non vuole, ha migliaia di regali sbagliati, ha migliaia di biglietti d’auguri spiegazzati che tiene in ordine alfabetico.Vive lì ed alle volte esce, alla ricerca di cose lasciate ammuffire nei cassonetti. E se l’avete vista mentite. Non l’avete vista. L’avete percepita fra le ciglia di uno sbadiglio.Lei era lì. Ogni volta che vi siete svegliati di notte da un sogno che non siete riusciti a risognare, lei era lì, col ghigno soddisfatto del ladro cui il colpo sia riuscito.Perché in fin dei conti è un vampiro.E una volta, anche solo una volta, è venuta anche da voi.Ma questa non è la sua storia, è quella di una ragazza e di una maglietta che ha comprato.L’ha comprata ad una svendita, quando i sogni diventano possibilità e quando anche lei può permettersi cose che di solito guarda soltanto.La maglietta è stata disegnata sui sogni del mare di un ragazzo che da grande ha messo una regola ai suoi sogni e ne ha fatto sfilate..Sulla maglietta ci sono le onde d’argento che guardava da bambino dalla sua finestra e anche se non lo sa è sulla maglietta che le ha messe.Quelle onde le vedeva anche lei anche se adesso non ne ha memoria e ha comprato la maglietta non sa perché.Perchè il blu non è proprio il suo colore: tende ad annullare i suoi occhi che nessuno di solito nota, tende a farli svanire in un mare indefinito.Perché il blu non è proprio il suo colore e una volta aveva un ragazzo che sì l’amava, ma che quando gli aveva chiesto di che colore avesse gli occhi, le aveva risposto che no, proprio non lo ricordava, anche se di lei ricordava ogni piega del sorriso, ogni angolo della bocca baciato (e ce ne sono molti più che due e chi ha veramente baciato una persona lo sa) ma non ricordava il colore dei suoi occhi.Lo lasciò, anche se alle volte gli manca.Eppure compra la maglietta che le ricorda il mare, anche se non lo ricorda, anche se il blu le appassisce gli occhi. La tiene ben piegata nel cellophane e non la indossa, anche se ogni giorno la guarda sognando il giorno in cui la metterà e qualcuno noterà i suoi occhi nonostante il blu.E si innamorerà di quel qualcuno, chiunque egli sia.La donna attende. Aspetta che la ragazza cui il blu sta male si dimentichi della maglietta per poter finalmente fare suo quel sogno di mare dimenticato.Sono già due mesi che aspetta e intanto il regno va in rovina: vecchie cose che rosicchiano in cantina sono uscite allo scoperto e una polvere fatta di delusioni si è levata, mista a nebbia appiccicosa. Un bambino ha visto il palazzo e vi torna ogni giorno a tirare sassi e a rompere vetri, il lattaio dal cuore infranto non consegna più le sue dieci bottiglie di latte andato a male.Il regno è in rovina, ma la sua regina continua a puntare la sua preda, accovacciata in un armadio che sa di naftalina, ben sapendo che basterà quella da sola a ridare luce al suo regno per un anno e un giorno.La ragazza che non ama il blu ogni mattina si sveglia, apre l’armadio e non capisce perché mai la maglietta sembri cambiare posto ogni sera. La ripone al centro della mensola più in alto e pensa che domani la metterà, perché è domani il giorno in cui incontrerà l’uomo che la guarderà negli occhi.Intanto si veste svogliatamente per i colleghi. Si veste di rosso scollato e di nero attillato, si veste di beige sofisticato e di grigio professionale.Lascia che guardino fino agli zigomi, lascia che sguardi svogliati le sfiorino le gambe e i seni, lascia che mani affaticate le stringano i fianchi mentre amanti che non vede la possiedono da dietro. Così può sognare di un uomo che le guardi gli occhi e mentre lo fa guarda l’armadio e la maglietta che un’altra volta si è spostata e un’altra volta torna al suo posto.Lui se ne va lasciandola stesa sul letto chiedendosi se a lei sia piaciuto. A lei poco importa: domani metterà la maglietta e troverà chi la ama.Il regno versa in rovina: le cose striscianti hanno fatto a pezzi la carta da parati, mentre il bambino ha smesso di tirare sassi. Adesso ha una palla che intinge in un grande secchio di vernice arancione e dipinge così la facciata del palazzo che la gente vede agli angoli della coscienza.E l’arancione è un colore pericoloso, pieno com’è di calore e di sapori di albe e tramonti.Il bimbo ha buona mira ed ogni giorno riduce il grigio, mentre il palazzo affiora a coscienze sonnacchiose di rientro.La terra di confine si fa evidente e diventa terra di conquista.La donna lo sa, ma vuole la maglietta e per averla gioca le sue carte.Così entra in punta di piedi nelle notti della ragazza e le si stende accanto.Accanto al suo corpo nudo si stende e la ragazza la vede bella, con il corpo fatto di sensi e brividi adolescenziali.Le si stende a fianco e ha fiori fra i capelli e fra i boccoli biondi foglie di vite che si intrecciano e a lei ricorda una vecchia compagna di liceo mai più chiamata.La vecchia l’aveva trovata fra le righe di una poesia e adesso le dona l’amore che non aveva avuto il coraggio di prendere allora.Ne sente le dita nodose insinuarsi fra le labbra umide, la sente abile girare, cercandola, sente le sue unghie pizzicare i capezzoli e la sua lingua che scrive parole d’amore sulla pelle. È bello, pensa la ragazza, mentre le dita forti si allargano e divaricano il piacere. È bello le dice la vecchia in forma d’amore non corrisposto e tu sei bella così, la pelle che freme sotto l’aria.Continua e insiste e mescola saliva a saliva a umori a sesso a pelle a sudore e le ripete che è bella e che non ha bisogno di uomini o magliette blu.Il mattino seguente la ragazza si sveglia con senso di appagamento e si veste di viola luttuoso eppure recupera la maglia dal fondo dell’armadio e la ripone sul ripiano più in alto.Il bambino lancia la sua palla arancione contro le pareti grigie e le guarda diventare altro. Ha esplorato le proprie vite passate ed è giunto sino a cinquecento anni orsono, fermandosi soddisfatto ad una che gli dia soddisfazioni e spiegazioni.Sa che ci sarebbe ancora da esplorare, da sapere, ma la verità è un peso che ancora non può sopportare così si ferma al millecinquecento, alle sue giornate al tribunale, a Bernardo Gui che lo educa ad ignorare la carne e a cercare la verità.Accendeva la notte di roghi e purificava le anime con la croce e la redenzione e la legge dell’unico dio e degli uomini.Il bambino che era un uomo sa che deve abbattere quel regno che cinquecento anni fa non ebbe la forza di affrontare.E non è solo per la legge, sia essa degli uomini o dell’unico dio o la redenzione o la croce.Sa che c’è una storia ma per adesso non se ne cura: lancia la sua palla e i muri cambiano aspetto mentre alcuni sogni intimiditi abbandonano le loro galere per tornare liberi in un mondo che non riconoscono.La ragazza in ufficio ha sorriso di bianco sereno e lascia che lui pensi sia merito suo. Lei sorride e non le importa: da qualche parte esiste un uomo che la guarderà negli occhi e li ricorderà.La donna l’attende: sposta la maglia sul fondo dell’armadio e guarda sconsolata passare il sogno di un impiccato rubato un istante prima della morte. Era un sogno d’amore e figli, era un sogno di braccia tenere strette intorno al collo. Era un bel sogno e lei lo prese prima che l’uomo morisse. Adesso il bimbo cerca il padre perduto.A lei non importa: ha con sé il centro del suo regno e fintanto che lo possiede potrà creare un nuovo palazzo.Attende, paziente, la sua preda di viola luttuoso. L’attende e l’accoglie con ricordi di profumi che parlano al cuore prima che al cervello.Aspetta, predatore, che si addormenti e poi le strofina il muso contro la bocca, con baffi di gatto morbido, grattando gentile con lingua di rosa ruvido.Lo ha trovato fra alcune foto in una scatola di metallo polverosa e lo ha trovato bello: ha occhi gialli e grandi e pelo corto e nero. Ha avuto un nome e adesso lo evoca perché si acciambelli come un tempo sui piedi della ragazza.È bello, pensa lei che quasi lo aveva dimenticato. È bello il tuo calore.È bello, le dice lui che non l’ha mai dimenticata. È bello il tuo calore. Non avrai bisogno di blu con me. Ti amerò per amarti e per essere tuo. Nei miei occhi ti perderai, nei tuoi occhi mi perderò.È bello pensa lei e con sorriso di gatto sonnacchioso dorme sotto le carezze vigili della vecchia che ora è gatto.Antonio si sveglia in una cella che sa di muffa e disperazione. Si sveglia ma non ne è sicuro perché ovunque guardi è buio e vuoto e freddo. Solo il dolore gli dice che è vivo: dolore di braccia contorte, di pelle bruciata, di muscoli lacerati.Una luce pregante entra e i suoi occhi si contraggono. Il tribunale ti condanna per la tua condotta oscena, Antonio, hai compiuto atti carnali contro natura e contro Dio. Confessa ora i tuoi peccati e a ben altro giudice rimetterai la tua condanna.Sono innocente trema Antonio che ha solcato i mari, sono innocente e voi sbagliate, condannate la persona sbagliata.Ma il giudice che condanna e assolve ascolta Il bambino ha buona mira e braccia forti e grande determinazione.Ricorda. Ricorda Bernardo. Ricorda Erik van Gaulle che parlava di sé come un taglia pietre e che invece era un’artista. Ricorda di uno smeraldo che acquista una vita. Ricorda di una carta che sfugge. Ricorda un uomo che veniva da lontano.Lo smeraldo era grande come un pugno e arrivava da luoghi che un secolo prima non esistevano. Antonio vi aveva viaggiato e aveva barattato la pietra con specchi e armi. Adesso barattava la pietra con la propria vita, dinanzi ad un giudice avido e stanco.Il bambino che era un uomo l’aveva custodita con cura fino a quando Erik non era giunto dinanzi a lui.Aveva lo sguardo perso e dicevano intagliasse la proprie pietre seguendo il sussurro del diavolo.Secondo il bambino che ora è uomo non era posseduto, ma solo folle. Un folle dalle mani incredibili. Un artista che si definiva un taglia pietre, un visionario che segue un sogno che solo lui può vedere.E baratta la sua vita con un taglio. La baratta con un sogno. La baratta con luce verde e perfetta.Bernardo non volle lo scontro e barattò il favore con dimenticanza. Il bambino che ora è uomo ha la sua pietra nella quale specchia il suo viso. Un ubriaco forse innocente penzola al posto di un folle che si definiva un tagliapietre, un altro perde la vita a favore di un mercante italiano che aveva solcato i mari e che ritorna a farlo per allontanarsi da una terra che non capisce il suo modo di amare.Il bambino che era un giudice si riflette nel verde e scopre che non ha più un’anima, ma una pietra dura e liscia e sa che ora non può più morire.Adesso la rivuole per barattarla con un posto in paradiso.Lancia palle di arancione vivo contro la facciata del palazzo che sempre più persone riescono a vedere e sorride il sorriso soddisfatto di chi sta facendo un buon lavoro.Signora di un regno in rovina attende: sente il pericolo vicino e sa che un giudice reclama qualcosa che era suo. Non lo cederà: è il centro del suo regno e lo porta sempre con sé, ben incastonato fra costole vitree. Ma il giudice ha molte armi e il suo palazzo trema, scosso dal fremito di prigionieri liberati.Vede i suoi trofei sfilare: due amanti trafitti da leggi ingiuste si incontrano senza sapere da quanto tempo erano vicini. Lei una pianta da ufficio, lui la luce al neon che la sfiora: consapevoli, possono vivere l’uno accanto all’altra, dopo essersi cercati per secoli.Li guarda andare via con una smorfia: deve tornare al suo regno, lo deve rifare suo, o non resterà più nulla.La ragazza che non ama il blu si desta da un sogno di gatto e pigra veste un melange direttoriale: nel cercare una sciarpa di seta ritrova una maglietta blu ancora nuova con sopra disegni d’argento che quasi aveva dimenticata. Distratta la ripone al centro del ripiano più in alto, sicura che prima o poi la indosserà per l’amore della sua vita.Erik taglia la pietra sapendo che non ne vedrà altre: la intesse come un filo di seta, la pervade di sé, vi getta ogni sua visione d’inferno e paradiso, la rinfresca col proprio sangue.La odia.Sotto lo sguardo vigile del giudice la plasma ad immagine del suo mondo che nessuno può vedere e sa che quando avrà finito non vedrà altre pietre.Perché Erik è le sue visioni e per la prima ed ultima volta si trasfigurerà in un oggetto.Poi non esisterà più.Ma non sono soli nella sala ed altri osservano qualcosa che da tempo hanno desiderato: l’anima di un uomo pio, i sogni di un tagliapietre. Li vuole, accovacciata nell’ombra ed è disposta a sfidare tutti i poteri pur di averla.Con ghigno verde di riflessi intesse trame d’ombra intorno al cuore del giudice che è pur sempre un uomo e si prepara.Perché lei che ha tutti i sogni di tutti conosce i desideri e tutti li esaudirà per avere ciò che vuole.Il giudice che è pur sempre un uomo e che diventerà un bambino osserva la sua anima divenire pietra e gioisce dentro di sé, senza sentire il fetore del cacciatore alle sue spalle.Torna dall’ufficio e getta sul letto la sua stanchezza di giornata senza colori. Da qualche parte un bambino piange la sua fame di lattante ma lei non se ne cura.Eppure il pianto è insistente e vicino e si alza verso una porta che non ha mai aperto: il bambino è lì, ricordo di un errore da cancellare, sogno infranto di una maternità non desiderata.Lo ha trovato fra pannolini mai usati e vesti ancora nuove ben nascoste in fondo alla coscienza.Ora è lì ed è bellissimo: ha il viso tondo e guance arrossate e bocca avida. Come se lo avesse fatto da sempre slaccia la camicia e sfila il reggiseno e si porge, unico nutrimento e protezione al bambino che non ha mai avuto e che ha bisogno di lei.È bello, pensa lei che quasi lo aveva dimenticato. È bello il tuo calore che dipende dal mio..È bello, le dice lui che non l’ha mai conosciuta. È bello il tuo calore da cui dipendo Ti amerò di amore puro e sincero: dipenderò da te per sempre: sono carne della tua carne, amore del tuo amore.E lo nutre: col latte del suo seno, con l’amore che non ha mai dato a nessun altro, con la vita che ha sempre conservato per sé lo nutre e da lei lui apprende e cresce e sente la bocca di gengive chiudersi forte e piccole mani stringersi sulla pelle.Il cacciatore ghigna nelle pieghe di una maglietta di mare e argento e sente che il suo potere si accresce.Il bambino smette di lanciare la sua pallaErik osserva l’intaglio e soddisfatto lo porge a colui che deciderà della sua vita.Un angelo dal cielo scende e chiede al giudice una prova della sua dedizione perché dio è meraviglioso e vuole che il suo umile servo assurga alla sua luce.Il giudice accecato porge la pietra all’angelo convinto di meritare un posto in paradiso, mentre ne acquista uno per l’inferno.Il cacciatore ghigna soddisfatto e rimira il vorticare di mille visioni intrappolate: lo porrà al centro del suo potere, vi costruirà sopra un palazzo e la prima pietra sarà il dolore di un giudice convinto di poter guardare dio.Da allora la cerca: cerca la propria anima intrappolata.Adesso è fermo con la vernice che gli cola lungo il polso: un altro colpo, un altro colpo ancora e il grigio non esisterà più, si dice. Ma ha il braccio intorpidito e stanco e le palpebre scambiano per oscurità la luce del giorno.La donna che odia il blu si sveglia indolente da un sogno da latte e decide che non andrà in ufficio oggi. Senza prestare ascolto alle lacrime di un’illusione disciolta rivolta l’armadio e trova la maglietta di mare e luna, la sfila dal cellophane e la osserva alla luce di un sole già alto.La indossa e si guarda allo specchio piacendosi.Esce, la donna che odia il blu, nel vento fresco di una città che quasi non riconosce e si perde nelle sue strade di nero scuro. C’è il sole fuori e lei se ne nutre, lasciando che le scivoli lungo il viso: respirando a fondo aria di primavera cammina, lasciandosi trascinare da una folla di persone senza nome.La vecchia in casa aspetta.Il bambino di fronte al palazzo una volta grigio aspettaCreature striscianti e indecise aspettanoE la ragazza che odia il blu riconosce le strade della sua adolescenza e le lascia passare sotto le scarpe tacchettanti. Getta una moneta ad un madonnaro e ammira la sua opera di speranza e carità.Grazie mia signora, le dice, porti il mare su di te e il riflesso della luna e nei tuoi occhi il colore del legno d’abete al primo mattino.Io lo so, continua, perché ti ho dipinta mille volte e quello che indossi era mio, ma ora è tuo.Lei allora lo osserva ancora e nei suoi occhi si perde e sente il profumo del mare che viene dai suoi capelli.E lascia che lui la guardi e si perda nei suoi occhi.La vecchia torna al suo palazzo di rovine e lo guarda crollare sotto il peso di un colore che non gli appartieneUn bambino giudice la osserva e senza dire una parola le conficca una mano nel petto, traendone una pietra verde vorticante di emozioni.Questa è mia, le dice.E così dicendo scompare nella nebbia di seta della prima sera.Le ultime speranze abbandonano il regno e la vecchia senza un centro si accascia al suolo.Ma chi guardasse adesso, vedrebbe solo un mucchio di poveri stracci insudiciati di vernice arancione.
2007年9月8日土曜日
2007年9月5日水曜日
Disco (5)
Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 La ragazza tappezzeria si veste di tinte che nessuno noterà e si volge sicura verso la discoteca. Parcheggia sempre più lontano di quanto vorrebbe e sempre in un luogo più scuro di quanto le piacerebbe.Cammina spedita passi furtivi e ansiosi sino alla fonte luminosa che è faro e luce per mille falene impazzite: ronzano ben vestite, capelli tagliati, occhi truccati, intorno al neon che sa già di musica e notte fonda.Oltrepassa la soglia e il fumo sintetico di ghiaccio secco le riempie gli occhi, le narici, la gola: ambiente basso fatto di sudore e rimbombo.Si accovaccia col viso premuto forte sulle ginocchia e ascolta: ascolta il rumore del cuore della notte, ascolta il rumore di mille persone che cicalano, ascolta il rumore dei suoi sogni infranti.Ascolta ed alza gli occhi, cercando nella nebbia colui che la porterà via, che le mostrerà il mare e dividerà con lei ricordi che lei ha gettato via.Guarda e non vede. Non vede il predatore che si aggira scuro fra la folla, che la traccia, che desidera il suo odore di sangue. L'uomo corvo ha sorvolato la città, nutrendosi d'asfalto e giganti di cemento. Ha scambiato alcune storie con delle biglie rubate ad un angolo di strada, ha reciso una mano che dava la mancia a un negro e adesso si appollaia su un cubo di vibrazioni.Distratto. E' distratto da seni che sfiorano, da mani che carezzano, da una nebbia che non sa di nebbia. Distratto non nota che qualcuno è entrato mentre la sua preda, accovacciata, piange lacrime e non sa perchè.Fra breve lo saprai, pensa l'uomo corvo ma è distratto.Il ragazzo con le tasche da bambino ha rovistato fra vecchie cose che aveva dimenticato e ha trovato un foglio spiegazzato e colorato che annunciava il cambio di gestione di un locale a lui sconosciuto.Ha trovato un passaggio che ha barattato con un rossetto di quel colore che lei non trova più, si è messo in fila insieme a mille altre persone che spingono ed è entrato regalando al buttafuori una figurina di un calciatore che gli ricorda la sua infanzia.Adesso beve una birra che la barista gli ha dato in cambio di un bottono uguale a quello che chiudeva quella giacca che altrimenti era da buttare.Osserva il ragazzo con le tasche di bambino e cerca: da sempre cerca e mai come adesso sa che è vicino. Vede il predatore che ansima nel piacere di un rifiuto e sa che sarà breve il suo tempo.Guarda intorno e alla fine varca la nebbia e la sfiora"ti ho trovata alla fine" le fa "sei bellissima, ma adesso sarà meglio andar via"e lei, che non crede che qualcuno le stia parlando, quasi non gli risponde"come" dice in un sussurro"le tue lacrime" le dice "le tue lacrime che contengono sale e sogni e dolore e sono tonde e brillanti come perle e ti sfiorano il viso come rugiada. Le ho viste al di là della parete, al di là delle cose che esistono e adesso non ti lascerò andar via"Lei piange ancora ma non vuole restare lì: lo stringe al petto e gli dice"andiamo."L'uomo corvo si volta, ma non sente la sua preda. Non più profumo di sangue rappreso, non più profumo di sogni raggrumati.Si volta e urla, ma il suo grido è rauco fra la musica che lo stordisce.Loro non si voltano e senza saperlo, sono già lontani.Fine.
Il tono potrebbe sembraro tristo ma è solo la stanchezza...
Sonno profondo ed irrimediabile. Occhi che stanchi si chiudono su una stanza che non mi contiene.Ieri bello: tanto che non lo facevo. Partire, arrivare, vedere, fare, tarda notte tornare, dormire poco ma negli occhi emozioni, idee, sorrisi, amici che tanto che non vedevo.Un paese in festa, fatto di vino e gente che canta, balla, si abbraccia: miracolo divino davvero!Cantine aperte, carne alla brace, musica ad ogni angolo e persone che vivono un'estate di caldo e sensualità, di ballo e alcol che mescola inibizioni e sogni e tutto diventa festa!Mai vista tanta gente ubriaca tutta insieme!Bello!E poi rivedere il sire dell'entropia, giocare sul maxischermo a uinninileven con lucifero ed assestargli una batosta (che pure la squadra mia che era la spagna era rimasta in nove, colpa un arbitraggio a senso unico mentre la sua che era il brasile mi assediava...culo indegno! ma è bello sfottere lucifero quando perde! CAZZO! Ho sconfitto il diavolo! Ma un buon diavolo! sto delirando...) Poi ci ha pensato entroposo a rimettermi a postotanto che non lo vedevo: sedate ondate di ricordi è rimasto solo un presente di divertimento e amici e bicchieri legati al collo e gente che ti saluta anche se non ti ha mai visto prima.Ritorno, autostrada, quattro del mattino e sigarette, nebbia ogni tanto e pensieri che martellano contro l'alcol.Caffè all'autogrill; qualcuno nel parcheggio fa l'amore in macchina.Caffè e l'autostrada è lunga e uscire non mi va.Ma il mio amore è a casa che aspetta e voglio sentire il profumo della sua pelle.Stanza semibuia, caldo di una roma scoppiata: neanche gli uccellini ce la fanno più a cantare al mattino.Lei stesa sul letto è bellissima: rosso di raso che sfiora la sua pelle di luna.Dorme sommessa: cerco di fare poco rumore, ma di notte una piuma cade con rumore di krakatoa.Steso aspetto il sonno, poco lo so già, ma ne è valsa la pena, gli occhi ancora pieni di colori e musica, la bocca che ancora sa di vino, il naso pieno del profumo della sua pelle vicina a me.è bello esserci!
2007年8月31日金曜日
"Dessende?"
L'ho detto io?Assurdo, ma l'ho detto io.Ma il modo di dire non è mio: è suo.Come fa un persona a restarti dentro così a lungo, a incidere solchicosì profondi nell'anima che neanche tre anni possono cancellare.L'ho detto io.Senza neanche accorgermene.Neanche un altro amore, nuovo, fresco, bello come mai avevo sognato.Neanche quello.Non si possono gettare via gli anni come un guanto vecchio.Non si possono gettare via le persone.E' sempre lì, in un angolo della coscienza, in un ricordo che fugge alla maglia della censura.Immagini rapide, fugaci, dolori mai sedati, rimpianti mai conclusi.Come si fa a dire ad una persona ti amo e intanto ucciderla giorno per giorno, ferendola, umiliandola.L'ho fatto allora, lo faccio adesso.Contraddizioni di mezza estate: forse non siamo fatti per stare con altre persone, forse l'incontro porta solo sofferenzae rimorsoe rimpianto per un tempo andato che non torneràe mille ferite inferte che volevano essere amore.Eppure ho ferito, ucciso, distruttoE lo chiamavo amoreNon si gettano via i ricordi, ritornano sempre, quando meno li aspetti, quando meno li vuoi.Dessende?Basta così poco a volte...
2007年8月28日火曜日
prova ad immaginar...
prova ad immaginare di svegliarti di notte e vedere un riflesso nella tua stanza...
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